Malasanità e diritto al risarcimento: Tribunale condanna l’ospedale per morte evitabile

Un recente caso di malasanità ha portato al riconoscimento della responsabilità medica di una struttura ospedaliera pubblica, a seguito del decesso di una paziente anziana e clinicamente fragile, sottoposta a un intervento chirurgico non urgente senza adeguate precauzioni cliniche né il rispetto del diritto all’informazione.

Una paziente ad alto rischio, sottoposta a un intervento evitabile

La vicenda riguarda una donna ricoverata per una frattura al femore.

Pur essendo un soggetto classificato come clinicamente ad alto rischio (ASA3), fu sottoposta a un intervento chirurgico che, secondo quanto accertato dai consulenti tecnici, risultava non necessario e sproporzionato rispetto al suo stato di salute generale.

Alla paziente non fu offerta l’alternativa di una terapia conservativa, né venne acquisito un valido consenso informato.

In sostanza, non le fu permesso di esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione terapeutica, violando un principio fondamentale della buona pratica medica.

Mancanza di monitoraggio e assistenza post-operatoria

Nonostante la necessità clinica di ventilazione assistita, la paziente non fu monitorata adeguatamente nelle ore successive all’intervento. Inoltre, fu trasferita in un reparto ordinario, invece che in terapia intensiva, aggravando ulteriormente il rischio post-operatorio.

Durante la notte, non furono effettuati controlli, né prese in carico tempestive da parte del personale sanitario. Il peggioramento delle condizioni fu ignorato fino al mattino seguente, quando il decesso era ormai sopraggiunto.

La sentenza: riconosciuta la responsabilità medica e il risarcimento

Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del Codice Civile, richiamando i principi della Legge Gelli-Bianco (L. 24/2017).

È stata accertata la violazione del diritto alla salute e del diritto all’autodeterminazione terapeutica della paziente.

Sono stati riconosciuti risarcimenti significativi:

  • Jure hereditatis: per il danno da lucida agonia subito dalla paziente nelle ore precedenti al decesso e per la violazione del consenso informato.
  • Jure proprio: per il danno da perdita del rapporto parentale riconosciuto ai familiari, compresi i nipoti, per la sofferenza emotiva causata dalla morte evitabile della congiunta.

Un precedente importante per chi ha subito un errore sanitario

Questo caso rappresenta un precedente rilevante in tema di risarcimento per malasanità e riafferma l’importanza di rispettare il paziente non solo nella cura, ma anche nella scelta consapevole del percorso terapeutico. La superficialità clinica, l’assenza di sorveglianza e la violazione del diritto all’informazione sono comportamenti gravi, con conseguenze sia sanitarie che legali.

Se hai vissuto una situazione simile, se hai perso un familiare o ritieni di aver subito un danno a causa di negligenza medica, violazione del consenso informato, o una scelta terapeutica imposta senza spiegazioni, potresti avere diritto a un risarcimento per responsabilità medica.

Contattaci per una consulenza gratuita e riservata. Valuteremo il tuo caso con serietà, rispetto e competenza. La tua storia merita ascolto.

Associazione Vittime Errori Medici

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