Mancato monitoraggio fetale: condannato l’ospedale, risarcimento di 1,6 milioni di euro

Nel 2006 una neonata subì gravi danni neurologici per omissioni durante un parto a rischio. Il tribunale ha riconosciuto la colpa medica e ha disposto un risarcimento di 1,6 milioni di euro per la bambina e la sua famiglia, evidenziando l'importanza del monitoraggio in gravidanza.

Il 2 febbraio 2006, presso un’Azienda Ospedaliera campana, la piccola Maria Teresa veniva alla luce in condizioni drammatiche a causa di gravi omissioni da parte del personale sanitario.

Nonostante la gravidanza fosse stata classificata “a rischio”, il monitoraggio delle condizioni fetali non venne eseguito in maniera adeguata, compromettendo irrimediabilmente la salute della neonata.

Il tracciato cardiotocografico, essenziale per valutare il benessere fetale, fu effettuato per soli 22 minuti invece di essere mantenuto per tutto il periodo dal ricovero al parto cesareo, che durò circa tre ore.

Inoltre, non furono eseguiti esami strumentali per valutare l’ossigenazione fetale né venne effettuata una flussimetria ombelicale, pratica fondamentale in gravidanze a rischio.

Si è trattato di un grave caso di colpa medica, che ha portato a conseguenze permanenti per la bambina e la sua famiglia.

Le conseguenze per la bambina e la famiglia

A causa di queste omissioni, riconducibili a un evidente errore medico in gravidanza, la piccola  Maria Teresa subì una grave sofferenza neurologica, sviluppando una tetraparesi spastica con un’invalidità permanente del 70%.

Questa condizione non solo ha compromesso la qualità della sua vita, ma ha anche richiesto cure costanti, terapie riabilitative e un supporto economico continuo da parte della famiglia.

Il danno non si è limitato alla sola bambina. I genitori e il fratello maggiore hanno subito un profondo sconvolgimento emotivo e psicologico, dovendo affrontare difficoltà quotidiane e un futuro carico di incertezze.

Il riconoscimento della responsabilità e il risarcimento ottenuto

Dopo una lunga battaglia legale, il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità dell’ospedale per le gravi omissioni commesse dal personale sanitario.

La sentenza ha stabilito un risarcimento danni da parto di circa 1.600.000 euro, includendo:

  • danno biologico per la bambina;
  • danno patrimoniale futuro per la compromissione della capacità lavorativa;
  • danno da perdita del rapporto parentale per i genitori e il fratello maggiore;
  • rimborso delle spese mediche sostenute nel corso degli anni.

Si tratta di uno dei risarcimenti più significativi nel campo del danno da parto, e rappresenta un chiaro esempio di come la colpa medica possa avere conseguenze gravissime non solo a livello clinico, ma anche umano ed economico. 

La mancata diligenza e la negligenza nella gestione della gravidanza hanno portato a danni permanenti e altamente invalidanti, con conseguenze non solo sanitarie, ma anche legali ed economiche per la struttura ospedaliera.

La giurisprudenza è chiara: nelle gravidanze a rischio, il monitoraggio deve essere continuo e costante.

Un’interruzione ingiustificata delle procedure previste rappresenta una violazione grave degli obblighi professionali e può configurare una responsabilità legale rilevante per colpa medica.

In questo caso, la decisione del tribunale rappresenta un passo importante nella tutela dei diritti dei pazienti e delle loro famiglie.

Non sei solo: ottenere giustizia è possibile

Se hai vissuto un’esperienza simile o ritieni di aver subito un danno a causa di un errore medico in gravidanza. Contattaci per una consulenza: valuteremo con attenzione il tuo caso e ti aiuteremo a comprendere se esistano i presupposti per ottenere il risarcimento danni da parto che ti spetta.

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